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Il vice presidente della commissione Ue del Senato ha scritto. . .

Il recente caso di Dino Bettamin,
malato di Sla sottoposto a sedazione palliativa profonda continua, e il
dibattito nell’aula della Camera sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento
ormai alle porte sono temi tra loro connessi di significativa attualità e
rilevante problematicità. Ineludibili, pertanto, per una comunità che si
interroga su fine vita e alleanza di cura medico-paziente. È opportuno,
partendo dal caso Bettamin, ricondurre il dibattito sui fondamentali del tema
in oggetto e vale a dire la sedazione profonda palliativa, così da favorire un
convincimento che sia argomentato sia sul piano biomedico che bioetico. La
legge 38/2010 norma le cure palliative ma non fa riferimento alla sedazione
nell’imminenza della morte. È necessario dare risposte fondate a stringenti e
drammatici interrogativi. Il primo, fondamentale e preliminare, è il seguente:
la sedazione palliativa profonda continua si pone sullo stesso piano
dell’eutanasia? In via preliminare possiamo dire che sedazione ed eutanasia si
pongono su piani diversi. Infatti per eutanasia s’intende un’azione o
un’omissione che di natura sua, o nelle intenzioni, procura la morte, allo
scopo di eliminare ogni dolore. L’eutanasia si situa, dunque, al livello delle
intenzioni e dei metodi usati. Recentemente il Comitato nazionale per la
bioetica (Cnb) ha elaborato un parere sulla sedazione palliativa profonda
continua nell’imminenza della morte, di cui è opportuno richiamare alcuni
aspetti. La 'sedazione profonda' è compresa nella medicina palliativa e fa
ricorso alla somministrazione intenzionale di farmaci, alla dose necessaria
richiesta, per ridurre fino ad annullare la coscienza del paziente allo scopo
di alleviare sintomi fisici o psichici intollerabili e refrattari a qualsiasi
trattamento (dispnea, nausea e vomito incoercibile, delirium, irrequietezza
psico-motoria, distress psicologico o esistenziale, senso di soffocamento)
nelle condizioni di imminenza della morte con prognosi di ore o pochi giorni
per malattia inguaribile in stato avanzato e previo consenso informato.
Rigorosi i criteri per l’applicazione delle procedure, da registrare in
cartella clinica, che esigono proporzionalità e monitoraggio dei farmaci usati.
Ciò significa che, così definita e praticata, la sedazione profonda non rientra
nell’ambito di un procedimento eutanasico perché non è un’azione o una
omissione che, anche nelle intenzioni, vuole procurare la morte. Altra
problematica questione è la contemporanea sospensione dell’erogazione di cure
(ventilazione, idratazione e alimentazione assistite) che garantiscono la
continuità delle funzioni vitali. Il parametro essenziale è il ricorso a
interventi che non siano sproporzionati e futili. Il Cnb evidenzia che per il
collegamento tra sedazione profonda e necessità/dovere di sospendere tutte le
terapie di sostegno vitale si dovrà giudicare caso per caso, tenuto conto che
molte di queste cure sono sintomatiche e necessarie per alleviare la
sofferenza. È importante che il paziente sia monitorato regolarmente e non
sottoposto a interventi sproporzionati e futili. Con particolare riferimento
all’idratazione e nutrizione nella gran parte dei pazienti che si trovano
nell’imminenza della morte la nutrizione/idratazione artificiale non trova
indicazione per le gravi concomitanti alterazioni del metabolismo. Inoltre un
paziente che è ancora in grado di alimentarsi e idratarsi o per il quale è
indicato e riceve un supporto nutrizionale non è di norma trattabile con una
sedazione profonda e continua in quanto verosimilmente la morte non è attesa in
breve tempo. Pertanto, la sedazione profonda continua non va confusa con
l’eutanasia o con il suicidio assistito o l’omicidio del consenziente. Viene
riconosciuta come diritto del paziente nel pieno rispetto della persona. Già
nel 1956 papa Pio XII si pronunciava sulla liceità della sedazione: «È lecito l’uso
di tecniche che tolgano dolore e coscienza se anche ciò dovesse abbreviare la
vita». Recentemente l’European association of pallative care (Eapc) evidenzia
che per finalità, esiti e procedure sedazione ed eutanasia sono situazioni
differenti. La sedazione è un atto terapeutico che ha come finalità per il
paziente alla fine della vita quella di alleviare o eliminare lo stress e la
sofferenza attraverso il controllo dei sintomi refrattari, mentre l’eutanasia,
secondo la definizione oggi prevalentemente accolta, consiste nella
somministrazione di farmaci per provocare con il consenso del paziente la sua
morte immediata.



*Medico, vicepresidente della
Commissione Politiche Ue del Senato






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