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Il primo traguardo contro "l'aborto facile"

L'incontro tra il nostro presidente regionale Claudio Larocca e l'assessore ai Rapporto con il Consiglio Regionale Maurizio Marrone ha portato buoni frutti: il Piemonte adesso sia pioniere affinché anche altrove venga ripristinato il divieto di aborto farmacologico direttamente dei consultori


Eppur qualcosa si è mosso. E si è mosso proprio in Piemonte. Dove, per fortuna, c’è chi ha scelto di non fare finta. C’è chi ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di pensare davvero alla donna, alla mamma, al bambino. Insomma, all’essere umano.

E ha detto no alle nuove linee guida sull’aborto farmacologico emanate dal Ministero della Salute nel mese di agosto che annullano l’obbligo di ricovero dall’assunzione della pillola abortiva RU-486 fino alla fine del percorso assistenziale e allungano il periodo in cui si può ricorrere al farmaco fino alla nona settimana di gravidanza. Aprendo, sostanzialmente, la strada al cosiddetto aborto facile. Così rapido da sembrare quasi innocuo.

L’input è giunto da Maurizio Marrone, assessore ai Rapporti con il Consiglio Regionale ed esponente di Fratelli d’Italia, che è riuscito a ottenere la piena condivisione da parte della giunta guidata dal Governatore Alberto Cirio della sua linea di rigetto totale delle linee guida del ministro Speranza.

A confermarlo, una circolare della Regione in cui emerge non solo questa linea, ma anche la scelta del confronto e del dialogo “con esponenti delle diverse realtà sanitarie e sociali”, tra cui la Federvi.P.A. (Federazione dei Movimenti per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita, presieduta da Claudio Larocca) e il dottor Silvio Viale, responsabile del servizio unificato IVG dell’Ospedale Sant’Anna di Torino.

La Regione Piemonte ha avviato una verifica di carattere giuridico sulla compatibilità delle linee guida ministeriali con la legge 194/1978 e alla luce dei nodi emersi, ha voluto precisare i seguenti punti: “il divieto di aborto farmacologico direttamente nei consultori piemontesi, riservando l’attuazione dell’interruzione di gravidanza – anche farmacologica – all’ambito ospedaliero”.

Ma non solo: nella circolare è espressamente prevista “l’attivazione di sportelli informativi all’interno degli ospedali piemontesi, consentita a idonee formazioni sociali di base e di associazioni del volontariato che possano aiutare la maternità difficile dopo la nascita”. E poi sono citati il Progetto Gemma del Movimento per la Vita e dei Centri di Aiuto alla Vita e il servizio telefonico SOS Vita.

Insomma, gli ospedali aprono la porta ai CAV, associazioni di volontariato che operano in Piemonte come in tutta Italia con lo scopo di tutelare la vita umana, riconoscendo l’unicità dell’essere umano sin dal suo concepimento.

«Non possiamo dirci pienamente soddisfatti – il commento di Claudio Larocca – perché finché anche solo una donna non sarà libera di non abortire e non sarà riconosciuto il diritto alla vita a ogni essere umano sin dal concepimento, continuerà a realizzarsi sotto gli occhi di tutti un crimine contro l’umanità. Siamo però certamente sollevati dal fatto che l’assessore Marrone abbia accolto alcune delle nostre proposte condivise in un cordiale incontro e che si sia posto così un fondamentale argine al grave indirizzo dato dal Governo. Speriamo, infine, che l’aver escluso la pratica diretta dell’aborto nei consultori sia solo il primo passo perché queste strutture non rimangano meri distributori di certificati, ma inizino finalmente a svolgere il servizio di aiuto e rimozione delle cause assegnatogli dalla stessa 194 e che il Piemonte, con queste scelte coraggiose, diventi esempio virtuoso seguito da molte altre Regioni».

L’auspicio di Federvi.P.A. è che questo passo rappresenti l’inizio di una fruttuosa collaborazione per il bene delle donne e dei nascituri, che sono coloro che hanno più bisogno di attenzione e di cure.

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