Ecco perché il ddl Zan non serve. Ed è pericoloso

E’ grande il dibattito in Italia sul disegno di legge Zan sull’omotransfobia,con una forte pressione mediatica che ha purtroppo attratto molti cattolici anche per probabile ignoranza della legge già attualmente in vigore.
Nel nostro Paese, infatti, chiunque aggredisca un omosessuale è chiaramente già punibile e la pena è aggravata dagli abietti motivi.

I proponenti della legge Zan tutto questo lo sanno benissimo come sanno benissimo che l’unico motivo per cui hanno deciso di intervenire è istituire il reato di  opinione "istigazione all’odio omofobico": essendo, infatti, privo di precisa definizione giuridica il concetto stesso di "istigazione", l’effetto del ddl Zan è costruire un’area grigia sotto cui possano essere colpiti tutti i cosidetti “omofobi”.Qualsiasi frase potrà, quindi, essere intesa come istigatrice dell’odio omofobico ed il gioco sarà fatto.

L’intento finale è ovviamente di zittire (anche con il carcere) chiunque abbia un pensiero difforme da quello di una minoranza che vuole imporre un'ideologia alla maggioranza delle persone, con un atteggiamento che ricorda tristi epoche passate. La norma scritta in astratto, una volta approvata, non avrà problemi a essere  applicata in concreto da giudici amici. Non sarà allora più possibile esprimere pareri più che legittimi contro il matrimonio “egualitario”, contro le adozioni alle coppie omosessuali, contro la pratica dell’utero in affitto (peraltro illegale in Italia), per fare solo alcuni esempi.

Ma ancor più banalmente rischierà una condanna anche solo chi sosterrà la più banale delle realtà, cioè che ogni figlio può nascere solo da un uomo e una donna,così come sarà a rischio il sacerdote che parlerà della visone della Chiesa sulla omosessualità o sul matrimonio. Per non parlare, infine, di ciò che potrebbe succedere nell’educazione scolastica dei bambini: con l’istituzione della giornata del 17 maggio contro la omotransfobia, nelle scuole di ogni ordine e grado (articolo 7 ddl Zan) sarà possibile educare i bambini a concetti di cui non possono conoscere il senso, fin dall’età di 3 anni.

Questo è il quadro che si potrebbe delineare con l’approvazione di una legge di cui la civilissima Italia non ha alcun bisogno, poiché le discriminazioni sono punite in maniera chiara fin dal 25 giugno 1993 con la legge Mancino (n. 205). Una legge che, al pari di quella di cui discutiamo oggi, forse Fedez non ha mai letto, ma che dimostra che la civiltà giuridica nel nostro Paese non ha bisogno delle improvvisazioni estemporanee di una sinistra sempre più lontana dalla realtà.

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